Agli enzimi, catalizzatori di natura proteica dotati di alta specificità, si deve l’ordinato svolgersi di quella miriade di reazioni che hanno luogo incessantemente nella materia vivente e che nel complesso costituiscono il metabolismo. Senza di essi la maggior parte delle reazioni sarebbe estremamente lenta e, per accelerarle, occorrerebbero mezzi chimici o fisici, troppo energici per le delicate strutture cellulari. L’attività degli enzimi assolve quindi una funzione essenziale per la realizzazione del complesso biochimismo cellulare. Le malattie degenerative croniche sono imputabili a una grave carenza enzimatica. Quando si mangiano alimenti cotti, gli enzimi deputati a digerirli vengono prodotti da altri organi o tramite un costante drenaggio degli stessi dal sistema immunitario; quando tutto questo si verifica nell’arco di un’intera esistenza, gli organi deperiscono e vengono sopraffatti dalla malattia. Il pancreas umano è due o tre volte più pesante e grande rispetto a quello degli altri mammiferi, attribuendo la causa di tale caratteristica al consumo di una eccessiva quantità di alimenti cotti, che costringe la ghiandola a un’iper produzione enzimatica con conseguente ipertrofia. Con il passare del tempo il nostro organismo non produce più la stessa quantità di enzimi di quando eravamo bambini o giovani. Non si è necessariamente quello che si mangia, bensì quello che si riesce a digerire, un miglior processo digestivo, coadiuvato da enzimi di derivazione vegetale, dovrebbe costituire il punto di partenza di qualsiasi programma di tutela della salute; quando l’organismo riesce ad ottenere quello di cui necessita e nel momento in cui ne ha bisogno esso produce meraviglie.
A tutt’oggi nessuno è riuscito a creare un enzima partendo da materiale sintetico, gli enzimi si possono creare esclusivamente partendo da materiale organico vivente. Il problema è che i preparati enzimatici tradizionali hanno una limitata efficacia. Le formulazioni in pastiglie, infatti, a causa del calore inerente alla lavorazione perdono almeno il 50% dell’attività enzimatica; gli enzimi derivati dalla frutta esotica (papaina e bromelaina) forniscono un apporto di due o tre enzimi, che non coprono in alcun modo il fabbisogno enzimatico del nostro organismo, che si aggira intorno a 10.000 enzimi giornalieri e da ultimo non dimentichiamo che gli enzimi sono macromolecole proteiche che nella loro forma non scomposta vengono assimilati dall’organismo solo in bassa percentuale. La domanda è: come procurarsi al giorno d’oggi una gran quantità di enzimi funzionanti endogeni? Il Dr. Hans Niedermaier,farmacista e chimico alimentare, nel 1970 si è posto questa domanda e dopo 30 anni di ricerche ha scoperto il processo di fermentazione a cascata. Partendo da frutta, noci e verdure biologiche sminuzzate si effettuano varie fermentazioni successive tramite l’aggiunta dei microrganismi per ottenere una scomposizione di tutti gli elementi efficaci con notevole aumento dell’energia vibratoria e trasformare gli enzimi molecolarmente grandi in subunità enzimatiche costituite da piccole catene peptidiche di informazione terapeutica potenziata, che hanno la possibilità attraverso i villi intestinali di raggiungere il circolo sanguigno e venire in gran parte assorbiti anche già tramite la mucosa orale. Il prodotto finale è privo di zucchero, alcol e, conservanti, privo di microrganismi viventi: è un meraviglioso elisir di aminoacidi, flavonoidi, polifenoli, carotenoidi, vitamine, minerali che garantisce un potenziale antiossidante elevatissimo. Con la somministrazione degli enzimi scomposti si mira a restituire all’organismo il suo equilibrio (omeostasi), ostacolando così disfunzioni metaboliche, iperacidità, invecchiamento di articolazioni o tessuti e ossidazioni incontrollate, responsabili dei sintomi acuti o cronici di molte malattie.
